Politica

​L’incertezza di Berlino e le responsabilità dell’Europa: la lezione del popolarismo per unire il Continente

​ L’aggravarsi della crisi economica e politica della Germania non è un fatto meramente nazionale, né può essere liquidato come una vicenda di ordinaria amministrazione interna. Come giustamente sottolineano i più autorevoli osservatori internazionali, le difficoltà del gigante tedesco si riflettono direttamente sull’intero edificio europeo. Quando il motore dell’integrazione vacilla, l’Europa intera è chiamata a interrogarsi sul proprio futuro, con senso di responsabilità e spirito di solidarietà comunitari.

​          I padri fondatori dell’Europa Unita — da Alcide De Gasperi a Robert Schuman e Konrad Adenauer — ci hanno insegnato che l’Unione non si costruisce sugli egoismi dei singoli Stati, ma sull’equilibrio, sulla coesione sociale e sul bene comune. Di fronte al rallentamento dell’industria e alle divisioni politiche di Berlino, occorre un supplemento di iniziativa comunitaria che metta al centro il lavoro, la stabilità monetaria e lo sviluppo armonico di tutti i Paesi membri. Non servono ricette d’inflessibile austerità, né avventure demagogiche: serve la saggezza del popolarismo europeo.

​          Ma lo sguardo dell’Europa non può limitarsi ai propri confini interni. In un quadro internazionale sempre più frammentato e privo di punti di riferimento, le crisi che insanguinano il Medio Oriente — dalle sofferenze della popolazione in Cisgiordania alle tensioni latenti nella regione — impongono all’Unione Europea di ritrovare una voce sola, ferma e autorevole nella diplomazia di pace. Allo stesso modo, le dinamiche che attraversano il Nord Africa e il Mediterraneo allargato, come dimostrano le complesse tappe democratiche ed economiche di Paesi vicini quali il Marocco, ricordano all’Italia e all’Europa che il dialogo multilaterale e la cooperazione allo sviluppo non sono opzioni facoltative, ma pilastri essenziali per la stabilità del nostro avvenire.

​          L’Italia, fedele alla sua vocazione europeista ed atlantica, deve farsi promotrice di una nuova fase di stabilità e di progresso. La crisi tedesca non deve spaventare, ma risvegliare le coscienze: soltanto una vera unione politica ed economica saprà garantire alle nostre famiglie e ai nostri giovani un futuro di pace, lavoro e giustizia sociale.

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